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Riscoprire il Rosato

31 marzo 2012
Riscoprire il Rosato

Vinitaly e Divino Rosè confermano il trionfo dei Rosati.

Spesso snobbati o, al più, vini di nicchia, i rosé sono, però, senza dubbio alcuni dei fiori all’occhiello dell’enologia pugliese, autentiche sorprese nelle fiere internazionale di settore. La dimostrazione arriva proprio dall’ultimo Vinitaly, dove si è registrato un vero trionfo dei vini rosati. E, una volta per tutte, si è capito che la Puglia non è solo Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia. Anzi, proprio nel corso del Vinitaly è stato lanciato il primo concorso enologico nazionale dei vini rosati, il Divino rosé che si è tenuto nel febbraio 2012 in Puglia, dopo aver mosso i primi passi con alcuni momenti di confronto scientifici organizzati a Otranto nel marzo 2010 e in Francia, in occasione”del Sial di Parigi”, nell’ottobre successivo. La Puglia è sicuramente una delle zone d’elezione dei rosati italiani, al fianco dell’Abruzzo con il Montepulciano Cerasuolo e del Veneto con il Bardolino Chiaretto, ma su questi eccelle per quantità di ettolitri prodotti e per varietà di uve utilizzate (Negroamaro, Montepulciano, Bombino nero, Malvasia nera, Nero di Troia, Sangiovese).

 

Alcune cose da chiarire:

1. Il rosato NON si ottiene mischiando il vino rosso con il bianco!

Per qualcuno il rosato è un intruglio di cantina fatto con i resti di passate vendemmie: uno schifo imbevibile. Inutile spiegargli che la miscelazione di vino rosso e bianco in Italia è vietata per legge, e che lo splendido colore è frutto di una macerazione millimetrica sulle bucce. I francesi d’altra parte possono incrociare rossi e bianchi anche di diverse annate perchè la legge europea glielo permette, in Italia no.
Quale vino scegliereste?

2. Il rosè NON lo hanno inventato i francesi!

I primi rosè macerati sulle bucce sono di origine pugliese. Nel 1890 circa, il Conte Pavoncelli di Cerignola, già vendeva ai francesi un rosè da uve Nero di Troia. Proprio in Puglia il rosato è stato imbottigliato per la prima volta sul suolo nazionale nel 1943 dalla Leone de Castris di Salice Salentino.

 

I nostri rosati

Da 17 anni, d’estate, si organizza anche la manifestazione “Rosati in terra di Rosati”, che si svolge su tutto il territorio regionale coinvolgendo ristoranti e altre strutture. Di certo, il rosé, da vino di serie B o adatto alle donne, sta inondando il mercato internazionale, resistendo alla crisi e facendo anzi schizzare la bilancia dell’export nazionale. Gli stessi esperti che prima li avevano snobbati, adesso li hanno riscoperti e sdoganati. La vera capitale italiana dei vini rosati è proprio la Puglia, dove di rosati se ne producono da sempre tanti, sia nel Salento culla del Negroamaro (accompagnato da un pizzico di Malvasia nera) sia più a Nord, nell’area di Lucera e San Severo in provincia di Foggia, dove le uve utilizzate sono sia il Bombino nero che il Montepulciano e il Sangiovese, sia nell’area del Castel del Monte (territorio di Andria), dove accanto al Bombino nero la fanno da protagonisti il Nero di Troia e l’Aglianico. Non mancano poi altri rosati, nati più di recente nell’area di Manduria, dove per ottenerli si utilizza naturalmente il Primitivo. Tuttavia, in Puglia non tutti credono nel rosato come dovrebbero. Non ci credono ancora tanti ristoratori che, nonostante l’esistenza di molti piatti locali facilmente abbinabili ai rosé, faticano ad inserirli in pianta stabile nelle loro carte dei vini. Con la vendemmia 2010 i vini rosati rappresentano circa il 10% della produzione dei vini di qualità imbottiglianti in Puglia. I più rinomati sono quelli di Castel del Monte e del Salento. Due nomi per tutti: il rosato Primaronda di Torrevento (Corato) e il Five Roses anniversario di Leone De Castris. 

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